Mancini, l’Arabia Saudita persiste: tutte le informazioni
Secondo la Federazione, egli è il contendente principale dopo aver ricevuto risposte negative da Mourinho, Spalletti e Luis Enrique: egli otterrebbe la seconda retribuzione più elevata nel panorama mondiale degli allenatori, subito dopo Simeone.
Chissà se l’assenza di un attaccante prolifico può essere mitigata dalla somma di 102,5 milioni di riyal – circa 25 milioni di euro, con qualche variazione – che potrebbero essere accreditati annualmente sul conto bancario di Roberto Mancini, per almeno tre stagioni, nel caso accettasse la posizione di allenatore dell’Arabia Saudita. È da notare che la stessa problematica che ha afflitto Mancini negli ultimi cinque anni in Italia sembra reincarnarsi anche nel contesto del Medio Oriente. E nel caso della nazionale, non è semplice acquisire un vero attaccante numero 9, come è stato fatto con Benzema, Cristiano e Firmino. Il punto di riferimento offensivo risponde al nome di Saleh Al-Shehri, giocatore dell’Al-Hilal, che ha segnato soltanto 3 gol in 21 partite nell’ultima edizione della Saudi Pro League.
Arabia Saudita, un serio interessamento verso Mancini
Gli sceicchi dimostrano di essere seriamente interessati. Poco prima di lasciare Riyad per recarsi a Gedda, abbiamo fatto una visita alla Federazione calcistica del regno. “Attualmente non possiamo fornire ulteriori dettagli, ma Roberto è sicuramente uno dei candidati più forti. Forse il più forte”, ha comunicato una fonte vicina al presidente Yasser Almisehal. Quest’ultimo, tra l’altro, è volato a Sydney per assistere alle fasi finali della Coppa del Mondo femminile come ospite speciale del presidente della FIFA, Infantino, di cui è consulente di fiducia. L’influenza degli arabi nella geopolitica del calcio internazionale è sempre più evidente. Almisehal, fortemente legato alla famiglia reale, possiede una laurea con lode in gestione finanziaria. È presumibile che abbia effettuato calcoli accurati dopo aver ricevuto rifiuti da Spalletti, Luis Enrique e, soprattutto, da Mourinho, che è stato oggetto di un lungo corteggiamento. Le riflessioni sul campione d’Europa, Mancini, a Riyad sono state in corso per settimane, ma il passo decisivo sembra essere stato fatto solo dopo aver appreso delle sue dimissioni.
Mancini, un contratto triennale da 25 milioni
A Gedda, la brezza leggera proveniente dal mare ha già portato la notizia in giro. Appena sentono parlare italiano – un’occasione rara in queste parti – la domanda arriva puntuale: “Italia? Mancini verrà qui?”. L’offerta triennale di 25 milioni a stagione sarebbe un incentivo così allettante da trasformare l’ex giocatore azzurro nel secondo allenatore più pagato al mondo, subito dopo Simeone (34 milioni dall’Atletico Madrid), e davanti a Guardiola (22,4) e Gerrard (18). L’attuale allenatore del Liverpool detiene attualmente il titolo di tecnico più remunerato dell’Arabia Saudita. Quest’onore è stato conferito dall’Al-Ettifaq di Dammam, città affacciata sul Golfo Arabico, che è stata in parte trascurata a livello politico dall’avvio delle riforme del principe ereditario Mohammed Bin Salman, miranti a rendere il paese indipendente dal petrolio, del quale questa regione è una fonte cruciale. Nonostante l’Al-Ettifaq disponga di risorse finanziarie limitate, essendo una delle 14 società non direttamente associate al Fondo PIF, le quattro squadre più importanti dominano la classifica dei salari più elevati offerti agli allenatori. Jorge Jesus dell’Al-Hilal guadagna 11 milioni all’anno per guidare Milinkovic, Koulibaly e ora Neymar; Nuno Espirito Santo guadagna 10 milioni all’Al-Ittihad, campione in carica con Benzema e Kanté; l’ex allenatore del Salisburgo, Jaissle, riceve 8 milioni per guidare Firmino e Mahrez; infine, Luis Castro guadagna 7 milioni nell’Al-Nassr di Ronaldo e Mané. Anche se i quattro club più importanti hanno appena cambiato allenatore, la posizione più prestigiosa rimane ancora vacante nel regno dopo l’addio del francese Renard, l’artefice della vittoria per 2-1 contro l’Argentina di Messi ai Mondiali. L’entusiasmo generato da quel trionfo ha fornito una vera prova per valutare gli impatti di “Visione 2030” sul calcio.
L’Arabia Saudita mira alla squadra nazionale
I sauditi seguono l’esempio della Premier League per quanto riguarda il modello di campionato al quale aspirano e mirano a costruire una nazionale competitiva. I club contribuiranno a questo obiettivo. Le nuove regole sull’impiego di giovani talenti sono state accolte favorevolmente, dato gli ingenti investimenti dello Stato per acquisire giocatori di talento. Attualmente, ogni squadra può registrare al massimo 8 giocatori stranieri, ma dal 2025-26, 10 membri della rosa dovranno avere meno di 21 anni, e entro il 2026-27, almeno 8 giocatori (su 25) del gruppo dovranno essere prodotti direttamente dalle accademie locali. Nel caso Mancini accettasse l’incarico, potrebbe sovrintendere all’intero processo, proprio come ha fatto con il Club Italia, ma con uno stipendio quasi nove volte superiore.
